Cari Sorelle e Fratelli,
Penso che Africa-Italia debba essere un regalo all’Africa e agli africani dagli africani e dai loro amici. Sono altresì convinto che lo sviluppo del continente sia affare che riguarda in primo luogo, gli africani, e che nessuno lo possa progettare senza il contributo degli stessi. Queste convinzioni mi portano a emettere il ragionamento che segue.
Nessuno può pretendere di fare un buon regalo ad un altro dandogli una bottiglia trasparente piena di una emulsione di acqua ed olio, in quanto se in un primo momento il liquido nella bottiglia sembra omogeneo, prima o poi, verrà alla luce la separazione tra i due liquidi, insieme alla delusione del beneficiario del regalo.
Abbiamo fatto un primo incontro a Pietralata dove la nostra “emulsione” come africani sembrava omogenea. Convocato il secondo al Prenestino, è spuntata una prima divisione tra quelli che trovavano indigesta la considerazione riservata alla diaspora africana di Roma da parte del comitato organizzatore della manifestazione Italia-africa, e quelli che alle spalle, cercavano di infilare qualche loro misero progettino. Uso queste parole perché ogni progetto senza dignità, a me risulta misero. La seconda divisione che è spuntata in quella riunione risiede tra che quelli che volevano portare avanti una protesta ragionata contro il comportamento del comitato promotore e quelli che, sempre sommessamente, proponevano di protestare partecipando, in altre parole, di protestare senza protestare. Infatti, abbiamo già, nel 2005 sperimentato la “protesta conciliante”, con il risultato che due anni dopo, siamo stati esclusi!
Il mio parere è che chi protesta per un suo diritto non partecipa a sostenere ciò contro cui sta protestando. Non è dignitoso raccattare briciole di una cosa che dovrebbe essere tua, ma dimostrare con la dovuta preparazione e prendendo il tempo necessario che quella cosa è effettivamente tua. Sono per questa via dignitosa e per questo, mi risulta difficilissimo scrivere lettere di rivendicazione con persone che pensano di sostenere l’oggetto della contestazione, ripetendo in questo modo, la solita sudditanza neocoloniale.
Viva l’Africa degli Africani!
Teod’oro Ndjock……………………